Macbeth
Melodramma in quattro atti

ORARI E PREZZI

Libretto di F.M. Piave - Musica di Giuseppe Verdi - Dall’omonima tragedia di Shakespeare

 

 

 

La scena è in Scozia e massimamente al castello di Macbeth


Sul principio dell’atto quarto è tra il confine di Scozia e d’Inghilterra.

 

Personaggi:
Duncan,
re di Scozia
Macbeth,
baritono
Banco, basso
Lady Macbeth, moglie di Macbeth, soprano
Dama di Lady Macbeth, mezzosoprano
Macduff, nobile scozzese,
Signore di Fiff, tenore
Malcom, figlio di Duncan, tenore
Fleanzio,
figlio di Banco
Medico,
basso
Domestico di Macbeth, basso
Sicario,
basso
Araldo, basso
Ecate,
dea della notte

Cori e comparse
Streghe – messaggeri del Re –nobili e profughi scozzesi – sicari
Soldati inglesi – bardi – spiriti aerei – apparizioni


LA TRAMA

PRIMO ATTO. Prima Scena.

Un bosco [1] (Preludio) Alcune streghe, riunite per festeggiare le malvagità commesse, incontrano Macbeth e Banco, due generali dell'esercito scozzese di re Duncan. Le streghe salutano in Macbeth il futuro re di Scozia: il giovane soldato è turbato dalla profezia. Arrivano dei messaggeri annunciando a Macbeth che il re Duncan lo ha nominato signore di Cawdor. Seconda Scena. Castello di Macbeth. Lady Macbeth sta leggendo una lettera del marito che le narra del suo incontro con le streghe e delle loro profezie [2] (Nel dì della vittoria). Ella decide di infondergli il coraggio per uccidere Duncan [3] (Vieni! T'affretta!) così da farlo accedere al trono. Un servo annuncia che il re passerà la notte nel castello [4] (Al cader della sera...). In una cabaletta [5] (Or tutti sorgete) la donna invoca l'aiuto dei signori delle tenebre. Giunge Macbeth: la moglie lo sprona a compiere il tentativo quella notte stessa. Entra il re, scortato da Banco, Malcolm e Macduff. Ricevuto il benvenuto dei Macbeth, viene condotto alle proprie stanze. Dopo molti tentennamenti, Macbeth entra nella stanza in cui dorme il sovrano e lo uccide. In preda al panico, esce dalla stanza e descrive alla moglie l'orribile scena [6] (Fatal mia donna!). Lady Macbeth esorta il marito a riportare il pugnale dal re per accusare del delitto gli stallieri. Ma l'uomo è troppo terrorizzato. Ella afferra allora il pugnale ed entra nella stanza di Duncan. Bussano alla porta: mentre la coppia si ritira, entrano Banco e Macduff che hanno l'ordine di svegliare il re [7] (Di destarlo per tempo). Scoperto l'assassinio, i due danno l'allarme al castello. Tutti i personaggi riuniti nel salone invocano la punizione divina per l'uccisore [8] (Schiudi, inferno, la bocca).

SECONDO ATTO. Seconda Scena.

Una camera del castello. Lady Macbeth rimprovera il marito, ora re, di evitarla [9] (Perché mi sfuggi). Macbeth non riesce a dimenticare le streghe e decide, incoraggiato dalla moglie, di far assassinare Banco e suo figlio Fleance, possibili futuri avversar!. Rimasta sola, Lady Macbeth esulta alla prospettiva di togliere ogni ostacolo al trono [10] (La luce langue). Seconda Scena. Il parco del castello. I sicari ingaggiati da Macbeth sono in attesa di Banco e di suo figlio, che arrivano per recarsi ad un banchetto che si terrà nel castello. Mentre Banco viene attaccato e ucciso [11] (Come dal ciel precipita), Fleance riesce a fuggire. Terza Scena. La sala dei banchetti del castello. Entrano Macbeth e la moglie, salutati dagli invitati. Lady Macbeth propone un cordiale brindisi [12] (Si colmi il calice) al quale si uniscono tutti. Arriva intanto uno dei sicari che riferisce a Macbeth della morte di Banco e del-
la fuga di Fleance. Il re si volta per sedersi e trova la poltrona occupata dal fantasma di Banco che nessun altro vede all'infuori di lui: Macbeth è sopraffatto dal terrore. Riavutosi, decide di consultare le streghe per sapere di più sul suo futuro.

TERZO ATTO. La spelonca delle streghe.

Le streghe stanno eseguendo uno dei loro macabri riti [13] (Tre volte miagola). Entra Macbeth ed interroga le streghe. Esse invocano i signori delle tenebre per far conoscere al re il proprio destino. La prima profezia lo avverte di fare attenzione a Macduff, poi un fanciullo profetizza che Macbeth sarà invincibile fino a quando la foresta di Birnam non si muoverà contro di lui. Macbeth sviene. Le streghe convocano gli spiriti dell'aria per farlo riprendere.

QUARTO ATTO. Prima Scena.

Al confine tra Scozia e Inghilterra.  Un gruppo di profughi scozzesi piange la patria,  schiacciata dall'usurpatore Macbeth  [14] (Patria  oppressa).   Del   gruppo   fa   parte anche Macduff, straziato dalla notizia che moglie e figli sono stati massacrati [15] (O figli) [16] (Ah! La paterna mano). Arriva l'esercito inglese di Malcolm. L'erede al trono di Scozia sprona gli esuli a unirsi a lui, e ordina ad ognuno di tagliare un ramo d'albero dalla foresta di Birnam per cogliere il nemico di sorpresa.

Seconda Scena. Sala del castello di Macbeth.

Un medico e una dama del seguito di Lady Macbeth attendono la regina che è stata vista aggirarsi di notte in stato di sonnambulismo [17] (Vegliammo invan due notti). Lady Macbeth appare con in mano una candela. Ossessionata dall'assassinio di Duncan ella cerca invano di ripulirsi dal sangue che immagina di vedersi sulle mani [18] (Una macchia).

Terza Scena. Una stanza del castello.

Macbeth medita sulla battaglia che dovrà sostenere contro Malcolm, Macduff ed i loro alleati [19] (Perfidi). Piange ciò che ha perso per cieca ambizione [20] (Pietà, rispetto, amore). Il soliloquio è interrotto dalla dama del seguito che viene a comunicargli la morte di Lady Macbeth, ma egli ha in testa più urgenti problemi: alcuni soldati riferiscono che la foresta di Birnam si sta muovendo. Macbeth allora comprende il significato della profezia delle streghe e si prepara alla lotta finale.

Quarta Scena. Una pianura circondata da foreste e colline.

Le truppe di Malcolm avanzano finché non arriva l'ordine di deporre i rami serviti da schermo. Nello scontro che segue Macbeth viene messo alle strette da Macduff. Ormai perduto, Macbeth viene ucciso da quest'ultimo in duello. Ritorna Malcolm, che dichiara vittoria sulle forze di Macbeth [21] (Vittoria!...).


Orwell nella Fattoria di Macbeth dal Corriere della Sera, 16 Feb 2003
di GEORGE ORWELL

Macbeth è probabilmente il più perfetto dei drammi di Shakespeare. Voglio dire che le qualità dello Shakespeare poeta e dello Shakespeare drammaturgo si combinano più felicemente in questo che in qualunque altro suo dramma. Specie verso la fine, è ricco di poesia di altissima qualità, ma è anche perfettamente costruito, tanto che rimarrebbe un dramma perfetto anche se fosse tradotto goffamente in qualche lingua straniera. Non voglio qui parlare del verso shakespeariano in Macbeth . Fra qualche minuto potrete ascoltare recitati alcuni dei brani migliori dell'opera. Qui mi interessa Macbeth solo come tragedia, quindi preferisco fornire innanzitutto un breve sunto della trama. Macbeth è un nobile scozzese del primo Medioevo. Un giorno, mentre torna da una battaglia in cui si è particolarmente distinto guadagnandosi il favore del Re, incontra tre streghe che gli profetizzano che egli diventerà re a sua volta. Altre due profezie formulate dalle streghe si realizzano pressoché immediatamente, ed è inevitabile che Macbeth si chieda come potrà mai compiersi la terza, dal momento che il Re, Duncan, è ancora vivo e ha due figli. È chiaro che, fin quasi dal momento in cui ha ascoltato la profezia, Macbeth ha già immaginato l'assassinio di Duncan, e sebbene dapprima rifugga dall'idea, sua moglie, la cui forza di volontà appare più forte della sua, lo spinge a farlo. Macbeth uccide Duncan, dirottando fraudolentemente i sospetti sui due figli dello stesso re. Costoro abbandonano il paese, e Macbeth, essendo l'erede più prossimo, viene incoronato. Ma questo primo delitto trascina inesorabilmente con sè una catena di altri delitti, portando infine Macbeth alla rovina e alla morte. Le streghe gli hanno detto che, anche se lui diventerà re, nessuno dei suoi figli gli succederà al trono, che andrà ai discendenti del suo amico Banquo. Macbeth fa assassinare Banquo, il cui figlio però scappa. Le streghe hanno anche messo in guardia Macbeth da Macduff, il signore di Fife, e Macbeth sa, pur se in modo semiconscio, che alla fine sarà Macduff a distruggerlo. Cerca allora di far uccidere Macduff, ma anche costui fugge, sebbene sua moglie e la sua famiglia siano sterminati in maniera particolarmente atroce. Attraverso un'inesorabile catena di eventi, Macbeth, inizialmente uomo coraggioso e niente affatto malvagio, finisce per diventare la classica figura del tiranno in preda al terrore, odiato e temuto da tutti, attorniato da spie, assassini e sicofanti, costantemente ossessionato dalla paura del tradimento e della ribellione. Rappresenta, in effetti, una specie di primitiva versione medioevale del moderno dittatore fascista. La sua condizione lo costringe a diventare sempre più crudele col passar del tempo. Benché da principio sia Macbeth a ritrarsi davanti al delitto mentre Lady Macbeth lo deride per la sua schifiltosità, alla fine è proprio l'uomo a far strage di donne e bambini senza esitare per un attimo, mentre Lady Macbeth perde tutta la sua freddezza e muore parzialmente folle. Eppure dall'inizio alla fine dell'opera - e questo è il più grande risultato psicologico del dramma - Macbeth è perfettamente riconoscibile come lo stesso uomo e parla la stessa lingua; è spinto di delitto in delitto non da innata malvagità ma unicamente da ciò che gli si configura come una necessità ineluttabile. Alla fine scoppia la ribellione e Macduff e Malcolm, figlio di Duncan, invadono la Scozia alla testa di un esercito inglese. Le streghe avevano fatto anche un'altra profezia, che sembra garantire a Macbeth l'immunità. Come tale profezia si compia, e come, senza essere smentita, essa sfoci poi nella morte di Macbeth, lo ascolterete nelle scene che verranno recitate tra poco. Alla fine, come egli stesso sapeva fin dall'inizio, Macbeth viene ucciso da Macduff. Quando il vero significato della profezia gli diventa chiaro, abbandona ogni speranza e muore combattendo, sorretto dal puro istinto del guerriero che muore in piedi e non si arrende mai. In tutte le maggiori tragedie shakespeariane, il tema presenta dei nessi riconoscibili con la vita di ogni giorno. In Antonio e Cleopatra, per esempio, il tema è dato dal potere che una donna indegna può stabilire su un uomo assai coraggioso e dotato. Il tema di Amleto è la dissociazione fra intelligenza e abilità pratica. In Re Lear abbiamo un tema alquanto più sottile: la difficoltà di distinguere fra generosità e debolezza (motivo che ricompare in forma più cruda nel Timone d'Atene ). In Macbeth il tema è, semplicemente, l'ambizione. E benché tutte le tragedie di Shakespeare possano essere trasposte in termini di contemporanea vita quotidiana, la storia di Macbeth mi appare fra tutte la più vicina all'esperienza comune. In piccolo e in modo relativamente innocuo, tutti si sono comportati talvolta, e con conseguenze simili, in modo abbastanza analogo a quello di Macbeth. Se volete, Macbeth è la storia di Hitler o di Napoleone. Ma è anche la storia di un qualsiasi impiegato di banca che falsifichi un assegno, di un qualunque funzionario che accetti una tangente, di qualunque essere umano, in realtà, che colga qualche meschina convenienza per sentirsi più importante e avvantaggiarsi un po' sui propri colleghi. Ciò si fonda sull'illusoria convinzione umana che un'azione possa restare isolata - che si possa dire a se stessi: «Commetterò solo questo crimine per raggiungere il mio scopo, e subito dopo diventerò rispettabile». Ma in pratica, come scopre Macbeth, da un crimine ne nasce un altro, anche se non aumenta la malvagità di chi lo compie. Il suo primo assassinio è compiuto per migliorare il proprio status; quelli anche peggiori che seguono sono compiuti per autodifesa. A differenza della maggior parte delle tragedie shakespeariane, Macbeth assomiglia alle tragedie greche in quanto è possibile prevederne il finale. Fin dall'inizio si sa in termini generali cosa accadrà. Ciò rende ancor più toccante l'ultimo atto, anche se resto dell'avviso che il maggiore fascino della vicenda sia costituito dalla sua essenziale banalità. Amleto è la tragedia di un uomo che non sa come commettere un delitto. Mac beth è la tragedia di un uomo che sa farlo, e benché la maggior parte di noi non commetta effettivamente delitti, la situazione di Macbeth è più vicina alla vita quotidiana. Vale la pena di notare che l'introduzione della magia e della stregoneria non conferisce all'opera un'aria di irrealtà. In effetti benché la climax , il culmine emotivo dell'ultimo atto dipenda dall'esattezza con cui si compie la loro profezia - le streghe non sono assolutamente indispensabili al dramma. Potrebbero essere tagliate fuori senza alterare l'essenza della storia. Probabilmente furono inserite per attirare l'attenzione di Re Giacomo I, che era appena salito al trono e che credeva fermamente nella stregoneria. C'è una scena che fu quasi certamente inserita con l'idea di lusingare il re - questa scena, o parte di scena, è l'unico punto debole nell'opera e andrebbe eliminata da qualsiasi rappresentazione. Ma, anche così come figurano nel dramma, le streghe non offendono la generale percezione di plausibilità. Non cambiano nulla né sconvolgono il corso della natura: si limitano a predire il futuro, un futuro che lo spettatore può peraltro in parte prevedere. Si ha la sensazione che in un certo senso anche Macbeth sia in grado di prevederlo. Le streghe sono presenti, in effetti, semplicemente per accrescere un senso di una predestinazione negativa. Uno scrittore moderno che dovesse narrare questa storia discorrerebbe forse dell'inconscio di Macbeth anziché parlare di stregoneria. Ma l'essenziale è la gradualità con cui si sviluppano le conseguenze di quel primo delitto, e la semiconsapevolezza che Macbeth possiede, nel momento stesso di compierlo, che esso porterà inevitabilmente al disastro. Macbeth è l'unico dei drammi shakespeariani in cui il vil lain , il malvagio, e l'eroe coincidono. Quasi sempre, in Shakespeare, si ha lo spettacolo di un uomo buono, come Otello o Re Lear, che subisce una disgrazia; oppure di un uomo cattivo, come Edmund o Iago, che compie il male per pura malvagità. In Macbeth la colpa e la disgrazia sono una cosa sola; un uomo che non possiamo avvertire come del tutto malvagio compie azioni malvagie. È molto difficile non essere toccati da tale spettacolo. Dato che poi il dramma è congegnato talmente bene che persino il più incompetente degli allestimenti non riesce a rovinarlo mettendolo in scena, e dato inoltre che contiene alcuni dei migliori versi che Shakespeare abbia mai scritto, credo di aver ragione a definirlo, come ho fatto all'inizio, il più perfetto dei suoi drammi.


(traduzione a cura di Giuseppe Brescia)

The Estate of the late Sonia Brownell Orwell - Per gentile concessione di Luigi Bernabò Associates
© Corriere della Sera


 

In Lady Macbeth Fussli rappresenta la follia, l'allucinazione, il senso di colpa.

Lady Macbeth, protagonista dell'omonima tragedia di Shakespeare, impazzisce dopo aver spinto il marito ad assassinare il saggio re Duncan per usurparne il trono.

Negli occhi si legge tutto lo spasimo, il delirio: la figura fissa quello che per gli altri osservatori è il vuoto mentre per lei è orrore, colpa, ossessione e rovina.

 

 

 

 

E noi vogliamo terminare questa piccola raccolta di saggi sul Macbeth con il suo, illuminante, grido: "la vita è una favola, narrata da un idiota, piena di rumore e di furia, che non significa niente" (Shakespeare)

 

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